History of the Self Portrait and the Selfie

Artemisia Gentileschi |6

Artemisia Gentileschi · Autoritratto come Allegoria della Pittura · 1630-39 · Royal Collection

Artemisia Gentileschi · Autoritratto come Allegoria della Pittura · 1630-39 · Royal Collection

Crollò a terra nel salone, una mattina fredda e umida, con un fascio di schizzi in mano. Corsi da lui e lo tenni tra le braccia, appoggiandomelo in grembo. Sostenni la testa ciondolante con l’incavo del gomito, come nella pietà di Michelangelo. Ebbe un sussulto e si premette la mano sul petto. La voce era roca. ‹‹Artemisia››. ‹‹Dove ti fa male?›› ‹‹È solo un fastidio di breve durata. Passerà››. Mi commosse il coraggio di quelle parole. E l’orrore di morire senza aver avuto il mio perdono. La sua mano afferrò la mia e nei suoi occhi bruciava una domanda che, persino ora, gli riusciva molto difficile tradurre in parole. ‹‹Sì››, dissi. Sentii che nel mio petto si stava sciogliendo un nodo vecchio di vent’anni e finalmente compresi che quello che mio padre desiderava non era il mio perdono per sé, ma la guarigione per me. A quel punto parve lasciarsi andare. Non capii se il suo sguardo fosse rivolto a me o al soffitto. Prima che i suoi occhi si chiudessero, sperai che potesse riconoscere la sua figura della Pace, sopra di lui, morbida, leggera e luminosa, che reggeva una ghirlanda di foglie d’ulivo e fluttuava su una nuvola. Pensai che mi avesse lasciato. Che mi avesse lasciato senza che io lo chiamassi col nome che desiderava sentire. Poi il suo petto si sollevò. Il labbro inferiore tremò e si mosse con un respiro. ‹‹Artemisia?›› ‹‹Sono qui, papà. Ti sto sostenendo››. ‹‹Fai un autoritratto››, bisbigliò lentamente. ‹‹Un’allegoria della Pittura. Per i posteri››. ‹‹Sì, papà››. Lo baciai lievemente sulla fronte. ‹‹Lo farò››.  Susan Vreeland · La passione di Artemisia


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