History of the Self Portrait and the Selfie

Guido Reni |2

Guido Reni · Autoritratto · 1635 · Uffizi · Firenze

Maledetta passione del gioco! Mi hanno ridotto come un cane rognoso. I debiti hanno travolto l’ordine che mi ero sempre sforzato di dare alle mie giornate. E ora sono rovinato. Nonostante le cifre esorbitanti che chiedo per i quadri, i soldi che devo restituire hanno superato ogni possibilità di essere pagati. Mi sono persino ridotto a lavorare a ore per un mercante aguzzino, io che non mi sono scoperto il capo nemmeno davanti al papa! Che orrore: i creditori mi assediano e ovunque streghe e sciacalli di ogni sorta sono pronti a gettarmi il malocchio per invidia della mia arte. Perché, perché sono finito così? Ho frugato nei cassetti e dentro gli armadi; persino fra vecchie pile di fogli polverosi che non toccavo da anni. Ho passato la giornata a riguardare tutto quello che ho fatto fino ad ora e non ho trovato che le carte di un morto. Un catalogo infinito di martiri dai corpi nudi e perfetti, sante con gli occhi languidi rivolti all’insù, eroi inavvicinabili nella loro algida bellezza e anime beate diafane come alabastro. Sì, anime! Ho persino tentato di dipingere l’anima inseguendo la perfezione del disegno. È assurdo che un pittore disprezzi la materia, eppure per tutta la vita ho pensato che la vera creazione stesse nel momento perfetto dell’Idea e lì, nella testa dell’artista, vivesse e morisse per sempre, incorrotta. I pigmenti, la tela, lo stesso gesto del pennello non possono che degradare quella perfezione divina. […] La mia fine è vicina. Comincio a non piacere più nemmeno a me stesso e non credo di passare quest’anno. Sono stato sconfitto e solo una cosa posso dire ora davanti al lavoro di un’intera vita: che la perfezione è noiosa. Francesca Bonazzoli · L’inganno della scimmia

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