History of the Self Portrait and the Selfie

Raffaello Sanzio |2

Raffaello Sanzio · Autoritratto · 1505-06 · Uffizi · Firenze

Raffaello Sanzio · Autoritratto · 1505-06 · Uffizi · Firenze

Il buio vero è inquietudine, dapprima. Il cielo è calmissimo e azzurrissimo, si vede nitidamente fino all’orizzonte, però gli spazi del futuro, quelli non appaiono più scanditi, e non possono più essere misurati. È tutta lì la differenza fra la felicità e l’angoscia. Un giorno, nel corso del tempo, l’intuizione vede muri, ombre, e poi il buio. Si può diffidare di lei, perché non si sa esattamente che cosa sia. Ma è sbagliato farlo. Perché, dopo l’inquietudine, andando avanti, nel corso del tempo, si incontrano le prime buche, e dopo non molto, nel corso del tempo, il cielo comincia a oscurarsi. Il vero buio, per Raffaello, è cominciato da poco, e ha coperto il cielo da entrambe le parti dell’universo. Due febbri, cominciate quasi contemporaneamente. Da poco Raffaello sa che l’unico nemico di Raffaello è lui, Raffaello. La prima febbre è quella della malattia, insistente, placida, continua. Il freddo nella carne, i brividi quando uno meno se li aspetta, ma soprattutto il senso dell’imperfezione: qualcosa si è rotto, e non si aggiusta; non si aggiusta. La seconda febbre, proprio nel momento di debolezza, è lei, Lucrezia. È cominciata come cominciano sempre le rovine: per caso, per gioco, per avventura, per fantasia, per avidità, per la vecchia legge, quella secondo cui ognuno non può vietarsi di cercare la propria parte di felicità. Flavio Caroli · Trentasette. Il mistero del genio adolescente


C’è un paesaggio dietro quel Raffaello

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