History of the Self Portrait and the Selfie

Salvator Rosa |4

Salvator Rosa · Autoritratto · 1645 ca · National Gallery · London

Salvator Rosa · Autoritratto · 1645 ca · National Gallery · London

Smisuratamente male andavan le cose nel regno di Napoli. E tanto bene lo travagliarono, che, non ostante il privilegio giurato da Carlo V che né egli né i successori metterebbero tasse su ‘l regno senza il beneplacito della Chiesa e, ove il facessero, il popolo fosse nel suo buon diritto di contrastare con le armi, nessun viceré se ne tornava senza aver imposto sempre nuove tasse e sempre più ingorde. Ma la gente non avea letti ove dormire, e  disperdeasi pe’ boschi. Pure alle rimostranze fu risposto: Vendano la carne delle mogli e delle figliuole, e paghino! Perché denaro si voleva a saldar le piaghe delle guerre vecchie e nuove, denaro a empier i ventri dei ministri e delle lor meretrici. Se la vil plebe muore di fame, che fa? Chiedevasi un altro milione: furon tassate le frutta, le frutta che esuberanti produce quella terra beata quasi unico nutrimento a migliaia de’ figli suoi. Che cotesto barbaro governo dovesse puzzare a Salvatore, credo che il sappia ogni gentile spirito il quale abbia trascorso pure in fretta le satire di lui. Quando la domenica del 7 luglio 1647 il contadino di Pozzuoli gittò i fichi dalle ceste e pestolli a terra prima che pagar la gabella, Masaniello pescivendolo d’Amalfi si fece avanti gridando:  Via la gabella de’ frutti! Per dio sì ch’io aggiusterò questa cosa! La vil plebe gli trasse dietro verso il palazzo reale e il nobile viceré riparò tra i frati di San Luigi e, disarmate dal popolo le soldatesche, mandò a Masaniello la carta del privilegio di Carlo V. Il popolo dichiarò non voler sapere d’accordi finché tutto il regno non fosse sgravato di tutte le gabelle imposte contro il privilegio. Giosuè Carducci · Vita di Salvator Rosa

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